mercoledì 27 luglio 2016

APPELLO AI CICLISTI


Si dice spesso che, rispetto agli altri Paesi Europei, uno dei mali dell’Italia consiste nel mancato rispetto delle regole. 
Ebbene, in tre recenti episodi che mi sono capitati recentemente, mi sono reso conto della gravità rappresentata dalla assoluta inosservanza del Codice della Strada da parte di alcuni ciclisti. 
Per fortuna  non è accaduto nulla, ma sarebbe potuto accadere. Il bello della vicenda è che i tre episodi hanno come teatro praticamente lo stesso punto, ad Ancona, precisamente l’area che collega via Torresi con via Maiolati e via della Montagnola, in zona Piano San Lazzaro. 
Ma andiamo con ordine:

Primo episodio. 

Non sono ancora le otto del mattino, sto sull’autobus 44 in via Torresi, quand’ecco che vedo un ciclista in divisa sportiva che a gran velocità corre sulla corsia riservata ai mezzi pubblici. 
La conducente dell’autobus borbotta, ma l’autobus si ferma e il ciclista riesce a evitare l’impatto: è andata bene.

Secondo episodio.
 Ore 21.30. 

Con la mia automobile sto fermo al semaforo rosso, nei pressi dell’incrocio che collega via Maiolati con la via Torresi.
Ho il verde, ma procedo lentamente, chissà perché ho in mente il ciclista del giorno prima. 
Improvvisamente vedo sfrecciare un ciclista, che è passato con il rosso.  
Il ciclista è in abiti civili. 
Riesco a frenare, anche se sono convinto che l’incidente è inevitabile. 
Invece il ciclista approfitta della frenata e con un colpo di reni passa tranquillamente. 
Anche questa volta è andata bene, e tutto si conclude con il mio clacson che suona e la consueta paura.

Terzo episodio. 
Ore 18.30. 

Mi trovo fermo al semaforo di via della Montagnola che immette le automobili su via Torresi. 
È scattato il rosso, ma un ciclista, anche questa volta in divisa sportiva, passa egualmente, anche se si ferma all’incrocio per accertarsi che possa procedere in tutta tranquillità.
Questa volta non ci sono stati problemi, è vero, ma il mancato rispetto del Codice della Strada c’è tutto.
Non si può andare avanti così. I ciclisti debbono rispettare il Codice della Strada: la fortuna può anche cambiare strada.


Massimo Cortese

mercoledì 20 gennaio 2016

NON SOLO BULLI

Grazie ad una provvidenziale tapparella, il viaggio senza ritorno che aveva intrapreso una ragazzina di 12 anni, desiderosa di farla finita, a seguito degli atti di bullismo di cui era vittima, si è ben presto tramutato in un grande spavento. 
Nella speranza che nel più breve tempo possibile la ragazzina recuperi le sue forze, la vicenda ci conferma che la vittima del bullismo è una persona debole e indifesa, nei confronti della quale il bullo o i bulli mettono in atto la strategia persecutoria che li fa stare bene.
Come ho già detto in molte occasioni, quello del bullismo non è un fenomeno, ma un crimine, ma accanto ai bulli, che pure hanno le principali colpe, vi è tutta una serie di altri attori, a cominciare dalla folla di persone indifferenti, indifferenti per modo di dire, che spesso si schierano con il bullo, in quanto vincente, perché a schierarsi con chi perde si potrebbe venire identificati con lui, e questo sarebbe veramente la fine. 
Senso civico non c’è più. 
E poi l’indifferenza è gravemente colpevole, forse è anche peggio del bullismo, perché il bullo è una persona malata, l’indifferente è una persona sana, almeno apparentemente. 
Poi vi sono gli adulti, e qui volontariamente non voglio approfondire, perché gradirei che lo facessero loro, e dal momento che anch'io ne faccio parte, dico candidamente: siamo sicuri che non abbiamo le nostre responsabilità. 
È possibile che un attimo dopo il fattaccio cadiamo tutti dalle nuvole? 
Viviamo sulla terra o in cielo? 
E i politici, che dicono sempre che faranno la legge sul fenomeno, e passano gli anni e non succede mai nulla. 
E l’informazione, la rete, il cyberbullismo, c’è qualcosa da dire? 
Dobbiamo esaminare i fenomeni, o meglio, i crimini, nella loro interezza, altrimenti saremo sempre al punto di partenza, mentre sarebbe cosa buona e giusta arrivare, o almeno tentare di farlo, al punto di arrivo.

Massimo Cortese

UN FATTO DI ORDINARIO BULLISMO

Il tentato suicidio di una ragazzina di 12 anni, che avrebbe tentato il gesto disperato per protestare contro il bullismo subito in classe, in seconda media, pone due interrogativi. 
La preside della Scuola ha dichiarato che non si erano manifestati episodi di disagio, ma, avendo conosciuto il bullismo per averlo subito, anche se oltre quaranta anni fa, per esperienza posso assicurare che lo zimbello non confesserà mai di non farcela più ad andare avanti, per cui dovrebbero essere gli insegnanti ad accorgersi del disagio, ma sembra che costoro non se ne siano accorti, almeno come sembra aver detto la Preside. 
E questo è il dramma. 
C’è un disagio e l’Agenzia preposta a constatarlo, quale è la Scuola, non lo constata: come mai? 
Non servono i corsi di approfondimento del problema, perché anche la migliore delle analisi non ha una importanza pratica: per avere successo, dovrebbero parlare le vittime, ma queste non la faranno mai, per ragioni legate alla vergogna. 
Io penso che basterebbe ripristinare nelle nostre scuole una Cultura del rispetto, mentre è lo stesso concetto di educazione che manca, come fece notare in qualche modo il professor Ernesto  Galli della Loggia nel suo articolo pubblicato nel Corriere della Sera del 6 novembre 2015 intitolato CHE ERRORE IGNORARE LA SCUOLA. 
Questa volta siamo stati fortunati, nel senso che non abbiamo nessun morto da piangere, ma c’è molto da fare sul versante del bullismo, che nel corso degli anni è diventato un fenomeno sempre più insidioso, come è provato dall'ascesa del cyberbullismo. 
Vorrei fare un’ultima domandina, anche se credo che nessuno risponderà a questo mio interrogativo: nel 1974 la legge sui decreti delegati aveva previsto, quale organo da costituirsi presso ogni scuola, anche il Consiglio di disciplina, che ben presto venne abolito.
Come mai? 
Ho questo dilemma: forse questa abolizione è da mettersi in diretta relazione con l’ascesa del bullismo scolastico, o sbaglio? 


Massimo Cortese

mercoledì 6 gennaio 2016

RECENSIONE DEL FILM "QUO VADO?"

Il film è decisamente interessante, in quanto tocca varie corde, tanto che nel linguaggio comico che lo caratterizza, vengono inseriti dei messaggi forti che lo spettatore attento non si aspetterebbe e che denotano una intelligenza e una delicatezza che in genere sono inusuali per una pellicola del genere. 
Nel film si ride molto, non manca la satira, ogni personaggio viene ridicolizzato al punto giusto, ma le situazioni, se seguono la sorte dei protagonisti, vengono presentate in modo gustoso e crudo al tempo stesso. 
I protagonisti della storia sono sostanzialmente due : c’è Checco, trentottenne mammone ed amante della vita comoda, senza grosse responsabilità, e la Dirigente che cerca di fargli digerire una riforma che dovrebbe portare alle sue dimissioni dal posto di lavoro, in cambio di un’allettante buonuscita. 
Attorno a questi due personaggi ruotano tutti gli altri, spartiti ma non equamente tra coloro che fanno parte del vissuto di Checco e il Ministro, alle cui dipendenze lavora la Dirigente. 
Ed è proprio a contatto con la figura di Checco che si ride di più, con la religione del posto fisso, con i suoi colleghi, con la fidanzata, con la giovane ricercatrice, con la mamma, con le quaglie, con la bella ricercatrice, con l’orso, perché il nostro è comunque una persona vera: di rimbalzo ho trovato  molto bello l’accostamento tra lui e la Dirigente fredda, glaciale e quindi lontana. 
Il finale a sorpresa e decisamente surreale può essere letto da due distinti punti di vista: apparentemente Checco perde, dimettendosi, avendo raggiunto la maturità con  l’amore ricambiato della giovane ricercatrice, che lo renderà padre. 
In seconda battuta è la Dirigente ad uscire sconfitta dal confronto, che finirà col commuoversi a seguito di una delle consuete zingarate del nostro Checco. 
Ed un film comico che sa anche commuovere è un ottimo biglietto da visita.
Il film è godibile, con le sue scenografie, tutto mi sembra molto curato. 
Credo che la pellicola dovrebbe essere segnalata per qualche riconoscimento, per questa fotografia in modo garbato e giocoso della società italiana che spesso arranca.


Massimo Cortese

martedì 6 ottobre 2015

I TRENI DELLA FELICITA’

In un Momento storico in cui si parla tanto di affido, da alcune trasmissioni televisive apparse su Tele 2000 e su “Il tempo e la storia” di Rai Storia ho appreso che tra il 1946 ed il 1950 nel nostro Paese vi è stata l’esperienza dei treni della felicità. 
Vista la situazione di enorme miseria che colpiva in prevalenza i soggetti più deboli, come i bambini, alcune signore facenti parte dell’Unione delle Donne Italiane (U.D.I.), lanciarono l’iniziativa di far ospitare da famiglie dell’Italia settentrionale i piccoli provenienti dal disagio più nero. 
I ragazzini, per raggiungere le famiglie, prendevano i treni, che appunto vennero chiamato della felicità, con un’espressione fortunata, ma che la diceva lunga sulla Miseria nera che imperversava in tante famiglie. 
Per il primo di questi viaggi, avvenuto il 19 gennaio 1946,   a ciascun bimbo venne fornito un cappottino, sul quale era stato cucito il numero corrispondente alla famiglia d’adozione, ma alcune mamme, pensando agli altri figli che lasciavano a casa, pensarono bene di prendersi quegli abiti, con le conseguenze che si possono immaginare: ma l’immagine dell’Italia solidale, di tanta povera gente che aiuta altra povera gente deve farci riflettere. I piccoli venivano rifocillati, bevevano il cioccolato per la prima volta, venivano sottoposti al primo bagno e alla prima visita medica. 
Talvolta non volevano ritornare a casa, ed alcuni genitori, ai quali dissero che mangiavano tre volte al giorno, conclusero che i bambini erano stati viziati.
Altri tempi sicuramente.
A risentirci


Massimo Cortese

mercoledì 3 giugno 2015

È venuto a mancare l'attore maceratese Silvio Spaccesi

La scomparsa di Silvio Spaccesi, che io ricorderò come l’attore del Buon Umore, qualità sempre più difficile da reperire, è una notizia amara da digerire. 
Tanti anni fa, ricordo che fece il suo spettacolo al piccolo cinema-teatro “Dorico” di Ancona, e a parte il morir da ridere che aveva colpito il sottoscritto e tutti gli altri spettatori, mi chiesi: “Ma come è possibile che un attore così importante calchi le scene anche di un piccolo teatro di provincia?”.
Ecco, attori come lui, che riuscivano a infondere il Buon Umore anche nelle più lontane Contrade, hanno fatto grande il teatro Italiano e a noi, Cittadini di provincia, ci ha fatto sentire più importanti.
Spaccesi  era nato a Macerata ed era un rappresentante della marchigianità che ogni tanto viene sottolineata.
Grazie per la simpatia che hai dispensato a piene mani.
Massimo Cortese

domenica 17 maggio 2015

E SE DOMANI (e sottolineo se)

Come ebbe a dire Ennio Flaiano, scrittore e indimenticato uomo di acuta sensibilità culturale, “Gli Italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”.
La presente riflessione spiega come mai, in questi ultimi quattro anni, a parte qualche rarissima eccezione e la bistrattata categoria dei dipendenti provinciali, non presa in alcuna considerazione in quanto disprezzata, nessuno si sia mai schierato a favore delle Province. 
È accaduto di tutto, abbiamo sentito e digerito le invettive più assurde, quando improvvisamente un gentil signore, che per ironia della sorte si chiama proprio Gentile, ha osato dire pubblicamente qualcosa sulla busta paga dei dipendenti provinciali, e allora si sono avute delle reazioni risentite. 
Poi, dopo il botta e risposta, nel dibattito si è  inserita la presa di posizione autorevolissima della Corte dei Conti, che ha fatto il punto della situazione, confermando la gravissima situazione, non solo per l’Oggi, quanto soprattutto per il Domani.
A questo punto sembra  che entro brevissimo tempo, fors’anche proprio domani, potrebbe essere emanato un qualche provvedimento relativo al deterioramento della Finanza Provinciale, per usare una espressione coniata dalla Corte dei Conti. 
Sebbene si potrebbe dire che l’intervento potrebbe rivelarsi tardivo, si tratta di una grande vittoria da parte di questo popolo di straccioni, alcuni dei quali lavorano senza percepire lo stipendio dalla fine del mese di novembre. 
Forse, se in tutti questi anni, la Politica avesse ascoltato maggiormente le preoccupazioni degli Invisibili, come appunto si sono definiti gli stessi Dipendenti Provinciali ad una Manifestazione Nazionale passata subito sotto silenzio, il Paese ci avrebbe guadagnato.

Tuttavia non è mai troppo tardi.

Massimo Cortese