domenica 8 febbraio 2015

DIARIO DI UN MAESTRO: UN ECCEZIONALE FILM-TESTIMONIANZA SULL’EDUCAZIONE.



In questi giorni, nei pomeriggi di sabato e domenica, sul canale RAI STORIA vengono trasmesse le quattro puntate di “Diario di un maestro”, un eccezionale film – documento sulla necessità della scuola in una realtà difficile. 
Quando lo vidi per la prima volta nel 1973, non avevo ancora compiuto dodici anni, ma apprezzai quel film fresco, attuale, inconsueto per l’epoca. 
Ricordo ancora una sequenza, credo si trattasse della quarta puntata, che andrà in onda nel primo pomeriggio di sabato prossimo 14 febbraio 2015, relativa ad una riunione del maestro con i suoi colleghi, che gioca con dei bottoni a causa del nervosismo. 
Quel film ci parla di un insegnante, mandato in una quinta elementare di una scuola con ragazzi che non vuole nessuno, che invece decide, a dispetto di tutte le convenienze, che invece deve recuperare tutti e fare scuola. In breve, è una testimonianza sul fatto che tutti debbono avere una opportunità per affrancarsi dal degrado. 
Quel film è ancora molto attuale, benché le cose siano cambiate, ma lo sarà sempre, perché la scuola è necessaria, soprattutto quando viene detta la solita frase “Qui, non c’è più niente da fare”.
Diario di un maestro è, sostanzialmente, un film sulla speranza.

A risentirci
Massimo Cortese

venerdì 6 febbraio 2015

IL LAMENTO DI UNA STRADA PROVINCIALE

Forse la mia storia non interessa a nessuno, ora che mi hanno chiuso, spero non per sempre, però.
E pensare che andavo orgogliosa per il traffico, per le grida dei bambini nei centri abitati, per quell’allegro vocio che mi ha sempre ricompensato per le dure fatiche di essere aperta ad accogliere tutti, al freddo e al caldo, nella salute e nella malattia, per garantire la colleganza fra l’Italia e la Francia. 
Mi avevano anche dato un nome, “strada provinciale di Giaglione”, e me ne andavo orgogliosa, sebbene ogni tanto dovevano darmi una ritoccatina, ma d’altra parte, giunte a una certa età, prima o poi il lifting è necessario.
“Ti facciamo più bella” mi dicevano affettuosamente i cantonieri, gli Ingegneri, gli operai e tutti quelli che credevano in me. 
Qualcuno, non molto elegantemente, una volta mi ha chiesto l’età, e io per pudore non gli ho risposto, perchè è un’imprudenza porre una simile domanda a una signora, perché ho antiche origini, che risalgono addirittura al lontano Seicento, quando fu deciso, da governanti saggi, di dar vita a una strada nella Valle di Susa che collegasse il Moncenisio alla Francia. 
Lo ribadisco, non si chiede l’età ad una signora, perché io sono una signora, anzi forse debbo dire, con le lacrime agli occhi, che lo ero.
Oggi, infatti, mi hanno  dato un grande dolore: mi hanno chiuso.
In tanti anni di onorato servizio non era mai successo per un periodo così lungo.
Ma, dico io, era proprio necessaria una misura del genere? 
È bastata una pioggia,  una semplice frana ha fatto precipitare dei massi enormi che si sono riversati sul mio corpo, provocandomi anche un certo solletico: fino allo scorso anno cose del genere accadevano non raramente, ma l’Amministrazione Provinciale interveniva tempestivamente, e la mia vita continuava felice, come se niente fosse.
Io non ci ho capito molto, sta di fatto che deve essere accaduto qualcosa di molto strano, che non ho ben  compreso, forse perché non ho fatto studi giuridici e sociali, avendo frequentato solo istituti tecnici per geometri e studi d’ingegneria: insomma, per farla breve, non hanno più soldi per farmi una delle solite ritoccatine di cui andavo orgogliosa. 
Mi dicono che la Provincia non esiste più, sembra che abbiano cambiato nome e forse anche altre cose: sta di fatto che, con buona pace di tutti, è stato deciso, e chissà ancora per quanto tempo, di chiudermi la bocca. 
“Per il momento la strada provinciale Di Giaglione rimane chiusa per la presenza di una frana “: che cosa diranno gli automobilisti, gli innamorati, i bambini, ora che non possono più attraversarmi? 
Forse, data l’età, desiderano mettermi una badante, una di quelle strade moderne dove tutti sfrecciano come pazzi, dimenticando però quei valori che sono stati da sempre la base per il mio successo.
Forse è meglio che non ci pensi a certe cose, altrimenti mi viene la depressione.
Sono fiduciosa nella riapertura: gli esseri umani non avrebbero mai dovuto farmi uno scherzo del genere.


Massimo Cortese