martedì 6 ottobre 2015

I TRENI DELLA FELICITA’

In un Momento storico in cui si parla tanto di affido, da alcune trasmissioni televisive apparse su Tele 2000 e su “Il tempo e la storia” di Rai Storia ho appreso che tra il 1946 ed il 1950 nel nostro Paese vi è stata l’esperienza dei treni della felicità. 
Vista la situazione di enorme miseria che colpiva in prevalenza i soggetti più deboli, come i bambini, alcune signore facenti parte dell’Unione delle Donne Italiane (U.D.I.), lanciarono l’iniziativa di far ospitare da famiglie dell’Italia settentrionale i piccoli provenienti dal disagio più nero. 
I ragazzini, per raggiungere le famiglie, prendevano i treni, che appunto vennero chiamato della felicità, con un’espressione fortunata, ma che la diceva lunga sulla Miseria nera che imperversava in tante famiglie. 
Per il primo di questi viaggi, avvenuto il 19 gennaio 1946,   a ciascun bimbo venne fornito un cappottino, sul quale era stato cucito il numero corrispondente alla famiglia d’adozione, ma alcune mamme, pensando agli altri figli che lasciavano a casa, pensarono bene di prendersi quegli abiti, con le conseguenze che si possono immaginare: ma l’immagine dell’Italia solidale, di tanta povera gente che aiuta altra povera gente deve farci riflettere. I piccoli venivano rifocillati, bevevano il cioccolato per la prima volta, venivano sottoposti al primo bagno e alla prima visita medica. 
Talvolta non volevano ritornare a casa, ed alcuni genitori, ai quali dissero che mangiavano tre volte al giorno, conclusero che i bambini erano stati viziati.
Altri tempi sicuramente.
A risentirci


Massimo Cortese

mercoledì 3 giugno 2015

È venuto a mancare l'attore maceratese Silvio Spaccesi

La scomparsa di Silvio Spaccesi, che io ricorderò come l’attore del Buon Umore, qualità sempre più difficile da reperire, è una notizia amara da digerire. 
Tanti anni fa, ricordo che fece il suo spettacolo al piccolo cinema-teatro “Dorico” di Ancona, e a parte il morir da ridere che aveva colpito il sottoscritto e tutti gli altri spettatori, mi chiesi: “Ma come è possibile che un attore così importante calchi le scene anche di un piccolo teatro di provincia?”.
Ecco, attori come lui, che riuscivano a infondere il Buon Umore anche nelle più lontane Contrade, hanno fatto grande il teatro Italiano e a noi, Cittadini di provincia, ci ha fatto sentire più importanti.
Spaccesi  era nato a Macerata ed era un rappresentante della marchigianità che ogni tanto viene sottolineata.
Grazie per la simpatia che hai dispensato a piene mani.
Massimo Cortese

domenica 17 maggio 2015

E SE DOMANI (e sottolineo se)

Come ebbe a dire Ennio Flaiano, scrittore e indimenticato uomo di acuta sensibilità culturale, “Gli Italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”.
La presente riflessione spiega come mai, in questi ultimi quattro anni, a parte qualche rarissima eccezione e la bistrattata categoria dei dipendenti provinciali, non presa in alcuna considerazione in quanto disprezzata, nessuno si sia mai schierato a favore delle Province. 
È accaduto di tutto, abbiamo sentito e digerito le invettive più assurde, quando improvvisamente un gentil signore, che per ironia della sorte si chiama proprio Gentile, ha osato dire pubblicamente qualcosa sulla busta paga dei dipendenti provinciali, e allora si sono avute delle reazioni risentite. 
Poi, dopo il botta e risposta, nel dibattito si è  inserita la presa di posizione autorevolissima della Corte dei Conti, che ha fatto il punto della situazione, confermando la gravissima situazione, non solo per l’Oggi, quanto soprattutto per il Domani.
A questo punto sembra  che entro brevissimo tempo, fors’anche proprio domani, potrebbe essere emanato un qualche provvedimento relativo al deterioramento della Finanza Provinciale, per usare una espressione coniata dalla Corte dei Conti. 
Sebbene si potrebbe dire che l’intervento potrebbe rivelarsi tardivo, si tratta di una grande vittoria da parte di questo popolo di straccioni, alcuni dei quali lavorano senza percepire lo stipendio dalla fine del mese di novembre. 
Forse, se in tutti questi anni, la Politica avesse ascoltato maggiormente le preoccupazioni degli Invisibili, come appunto si sono definiti gli stessi Dipendenti Provinciali ad una Manifestazione Nazionale passata subito sotto silenzio, il Paese ci avrebbe guadagnato.

Tuttavia non è mai troppo tardi.

Massimo Cortese

giovedì 14 maggio 2015

ABRACADABRA

Fra poco più di un’ora andrà in onda la puntata della RAI di Report dedicata alle Province. 
Come molti altri colleghi, penso a quanto potrà accadere: dopo la trasmissione gli altri cittadini ci odieranno di più, ci odieranno di meno, forse diranno “ Come siamo ridotti male” e magari qualcuno aprirà gli occhi. 
Così, tra un pensiero ed una riflessione, siamo finalmente arrivati alla sera del giudizio, e ciascuno di noi spera che dalla famosa scatola magica si possano ascoltare parole di un certo tipo: chissà se la Milena nazionale ci ha riservato una lieta sorpresa, o se invece affonderà anche lei il coltello, come già è accaduto. 
Così, tra sentimenti contrastanti, tra rabbia e delusione, speranza e illusioni, fantastico sulla trasmissione che avrei fatto io, penso alle cose che avrei pronunciato, e concludo che se solo un dieci per cento delle cose da dire verranno dette sarà un successo. 
Ma in questi anni ne abbiamo viste tante, troppe, e allora non so più a cosa pensare. 
Essendo domenica sera, m trovo a casa di mia madre, alla quale ho comunicato che andrà in onda fra poco una trasmissione sulle Province, che dovrebbe iniziare alle Ventuno.
La mamma dice: “Vai pure a casa, tante volte la trasmissione iniziasse prima, non devi rischiare di perderla”.
Forse lei ha ragione. Sta di fatto che mi congedo e vado in automobile verso casa. 
Durante il viaggio mi frullano i pensieri più disparati, e mentre penso mi viene in mente qualche vecchia canzone, così mi distraggo dalla trasmissione televisiva.
Giunto a casa, accendo la Tv e sono lieto di poter constatare che vi è ancora la trasmissione precedente Report.
Ma le cose non stanno così, aveva ragione mia madre, la trasmissione sulle Province è già iniziata.
Infatti, il conduttore sta parlando con un notissimo mago televisivo, che ci parlerà  del libro che ha scritto in cui parla della sua vita, dei suoi trucchi.
Ebbene, a pensarci bene, tutta la nostra vicenda mi fa pensare a un gioco di prestigio, con l’abilità di un prestigiatore che ci sorprende con i suoi giochi di carte, e la storia continua. 
Spesso ci siamo sentiti beffati, impotenti di fronte alle critiche ingiuste ed alle invettive altrettanto spietate, mentre nei confronti  di tante prese di posizione  non abbiamo potuto fare nulla, ed ancora oggi la situazione non è mutata.
Poi, dopo il congedo dal mago, è iniziata la puntata di Report,  che si è rivelata onesta e comunque ben fatta, con la presenza di giornalisti che hanno incalzato il personaggio da intervistare. 
Sul fatto che l’intera vicenda sia stata in realtà un trucco, mi è piaciuto sentire quel che ha detto quel tale, al quale è stato chiesto se in provincia ci fossero mai andati, e il giornalista si è sentito rispondere “Ci stiamo andando adesso”.
Ho pensato: povera la nostra Italia, noi cittadini meritiamo un Paese normale.


Massimo Cortese

UN FUTURO DA ACCATTONE

Essendo un cittadino italiano sono tenuto a credere che gli Esponenti del Governo che si sono risentiti alla dichiarazione del Dirigente Sindacale Gentile possano anche avere ragione. 
Essendo altresì un Dipendente Provinciale, faccio la seguente proposta: qualora gli stipendi non dovessero essere erogati, non perdiamo la calma e prepariamo una mossa adeguata: ci organizziamo nel chiedere l’elemosina in modo pubblico, per strada, anche perché verremo messi sulle strade.
Naturalmente deve trattarsi di una elemosina organizzata, e io credo che il Sindacato dovrebbe supportarci, magari dando vita ad una ONLUS in tal senso, che possa raccogliere fondi per i colleghi senza stipendio. 
La mia è una protesta contro una situazione eccezionale, e ad una emergenza si risponde con un comportamento a dir poco originale, che almeno nel nostro Paese non si è mai visto. 
D’altra parte se non avremo più lo stipendio, il passo verso l’indigenza è breve, ed allora tanto vale reagire con senso di responsabilità. 
Qualche collega dirà che per la vergogna non è disponibile a chiedere l’elemosina, ma io credo che non saremo certo noi a doverci vergognare.
Non si dimentichi che noi facciamo parte del Corpo Elettorale di questo Paese, dove – credo almeno – che ancora la sovranità spetti al popolo, e quindi a ciascuno di noi.
Naturalmente ci si deve organizzare bene. 
Così non potremmo dire che ci stanno prendendo in giro, perché, per una volta tanto in giro, sulle strade, sulle piazze, nei vari palazzi e nei salotti bene, ci andremo noi, volontariamente, con il cappello in mano: siete d’accordo?
Vi prego, gradirei conoscere la vostra opinione.


Massimo Cortese

L’INDISPENSABILE RIALLINEAMENTO

Dopo aver appreso delle dichiarazioni del Responsabile Sindacale Gentile, che peraltro mi sta anche simpatico in quanto essendo il mio cognome Cortese vi è una strana sintonia sul tema, trovandomi oggi in ferie, ho pensato di leggermi il comunicato dell’Ufficio stampa della Corte dei Conti del 13 maggio 2015. 
Avverto subito che le persone sensibili sono da me invitate a non leggerlo o a leggerlo lentamente, senza commenti, e soprattutto in luoghi senza finestre. Il comunicato mi fa pensare che il Gentile è stato fin troppo ottimista e garbato, oserei dire ponderato. 
Perché l’autorevole comunicato della Corte dei Conti è molto, molto preoccupante. In sintesi, la Corte dice che le cose vanno male, l’attuazione della legge n. 56 procede con molte difficoltà, le quattro leggi regionali fin qui emanate presentano delle forti criticità, vi è un forte deterioramento della finanza provinciale, e questo stato di cose peserà sull’esercizio e soprattutto su quelli futuri. 
Che cosa si può fare? Sì, è indispensabile un riallineamento e un costante coordinamento tra le fasi procedimentali di trasferimento delle funzioni e delle risorse, al fine di garantire una corretta attuazione della riforma degli enti di area vasta ed il rispetto dei criteri di sana gestione finanziaria, nonché la regolare gestione amministrativo-contabile della gestione dei medesimi enti.
Mi dispiace di lasciarvi in uno stato di agitazione, ma ora devo andare. Sono veramente contento di non avere il tempo per commentare il comunicato, perché, per ragioni di salute, ed avendo la pressione alta, potrei avere dei picchi.


Massimo Cortese

DEDICATO AI COLLEGHI DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA

Questo è l’ultimo mio racconto della maratona letteraria che ho intrapreso per sensibilizzare i colleghi e non solo a partecipare alla manifestazione nazionale dei Dipendenti Provinciali Italiani del prossimo 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli.
Non ho ben compreso se i miei racconti avranno l’effetto per il quale sono stati scritti, ma poco importa. 
Ognuno deve agire secondo la propria responsabilità, siamo tutti grandi e vaccinati. 
Qualche osservazione desidero farla, tuttavia. 
Vorrei che il corteo, sempre se ci sarà un corteo, venisse aperto dai colleghi dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia, che non percepiscono lo stipendio da alcuni mesi, una cui rappresentanza ed il relativo cartello dovrebbero rimanere sempre sul palco, se non altro per il cinismo e la cattiva coscienza dei Signori della Politica.
Vorrei che la manifestazione si aprisse con un tenore che intona “E lucean le stelle”, e subito dopo intonassimo tutti assieme Nel blu dipinto di blu, che è la canzone italiana più nota nel mondo, perché dobbiamo volare alto. Poi vorrei che cantassimo tutti assieme l’Inno Nazionale e che osservassimo un minuto di raccoglimento per i dipendenti provinciali morti nell’adempimento del dovere.
Magari nel corteo potremmo avere delle persone vestite con l’abito tradizionale, insomma vedete voi, se possiamo avere una banda musicale  sarebbe bello.
Continuerò a scrivere sulla manifestazione nazionale dell’11 aprile, alla quale tutti siamo invitati a partecipare. 
Ma ognuno deve dare il proprio contributo alla vicenda: io ho cercato di fare qualcosina, ora il testimone passa a voi.
In ogni caso, sarà una bella testimonianza che potremo raccontare.
Anzi, soprattutto, al nostro Paese!.


Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

TUTTI A CASA

Quando vi è una manifestazione sulle Province, ed in particolare di noi dipendenti provinciali, successivamente alla partecipazione, esprimo le mie riflessioni in uno scritto. 
L’idea, nata con il mio libro “L’ultimo Natale delle Province”, si traduce in tanti articoli che in genere vengono pubblicati dal quotidiano online Vivere Ancona. 
Nel numero del 1° aprile 2015, che molti hanno avuto la possibilità di leggere, in calce al mio articolo “Cinquecento dipendenti provinciali presidiano il palazzo della Regione”, il primo commento apparso è stato “Tutti a casa”. 
Come ho avuto modo di constatare, molte sono le persone che auspicano il licenziamento dei dipendenti provinciali, perché la Provincia è stata identificata con il Regno del male, da cui sbarazzarsi in fretta. 
Dal momento che ho sempre condiviso il detto napoleonico, secondo il quale “Non è importante che si parli male di me, purchè se ne parli”, ho ringraziato il commentatore del Tutti a casa, facendo altresì presente che la soluzione auspicata era corrispondente alla realtà. 
Eppure, la situazione del Tutti a casa, che si identifica con quanto è accaduto immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, mirabilmente portato sugli schermi con il noto film del grandissimo Alberto Sordi, è per molti versi simile alla nostra vicenda. 
Nel 1943 lo Stato si dileguò, abbandonando gli Italiani al loro destino, lasciando che ciascuno si arrangiasse, nonostante che si era addirittura in una guerra mondiale. 
Anche noi lavoratori, che abbiamo sempre operato nel solco delle Istituzioni, ci troviamo abbandonati al nostro destino, mentre i nostri colleghi  della Provincia di Vibo Valentia non percepiscono lo stipendio da alcuni mesi.
Ma c’è una cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.


Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

IL PLANTARE

Il 30 maggio 2013 ho iniziato a fare una dieta, che mi ha portato a perdere diciotto chilogrammi, da 108 a 90, nel giro di un anno. 
Dopo qualche visita, la dietologa mi ha proposto, accanto alla dieta, la frequentazione di una palestra, anche con l’ausilio di un personal trainer che mi guidasse nel fare bene gli esercizi. 
Ebbene, il personal trainer, dopo avermi visto camminare, mi ha detto che avrei dovuto mettere dei plantari ai piedi, in quanto non camminavo bene. Insomma, per farla breve, l’ortopedico che mi ha visitato per prescrivermi i plantari, ha confermato la diagnosi del personal trainer, come se questi fosse un luminare della medicina. 
Alla fine della storia, dopo aver messo i plantari, ho chiesto al personal trainer : “Come è possibile che in cinquantatre  anni, nonostante sia stato visitato più volte dagli ortopedici, nessuno mi aveva mai prescritto l’uso del plantare?” 
Il personal trainer ha così risposto: “ Perché nessun ortopedico l’ha mai vista camminare”.
Mi sono allora venute in mente le due leggi, quella dell’aprile 2014 e la legge di stabilità, sembrano fatte allo stesso modo… 
Non fatemi dire quello che penso, vi prego: domani è Pasqua. 
Se avessimo delle leggi normali, non ci dovremmo preoccupare, ma le cose stanno diversamente.
Ma c’è una cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.


Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

PASSEROTTO NON ANDARE VIA

Sapevo che sarebbe stata organizzata una manifestazione a rilevanza nazionale a Roma, ma la notizia non arrivava mia. 
Poi, quando ho saputo della scelta di sabato 11 aprile, ho avuto un piccolo smarrimento: la decisione di andare a Roma nella giornata di sabato  sarà vincente? 
Non conoscendo l’ora, ho pensato che la manifestazione avrebbe avuto luogo nel sabato pomeriggio,  e a quel punto ho intonato Passerotto non andare via. 
Una cosa è certa: questa è la prima e forse l’ultima occasione per sentire la propria voce coralmente, per cui non va lasciata scappare e anche se abbiamo delle perplessità su tutto, dobbiamo mettercela tutto e non lasciarci andare a sterili polemiche: ve lo dice un polemista di professione.
Quindi, c’è una sola cosa che dobbiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.

Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

BUONA PASQUA

Ecco il mio quinto racconto, scritto per la partecipazione alla manifestazione nazionale dell’11 aprile a Roma.
BUONA PASQUA
Oggi 5 aprile è Pasqua, per cui rivolgo gli auguri a tutti. Purtroppo il tempo non è dei migliori, piove sempre, ma vi è una ragione di tutto questo. Infatti oggi piove, in vista della prossima giornata di sabato, che sarà bellissima, dal clima veramente primaverile, per consentire il massimo successo alla manifestazione dei dipendenti provinciali, categoria attualmente in coma.
Ma  c’è una  cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. Ma di questo parlerò la prossima volta.

Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

mercoledì 22 aprile 2015

IL LAMENTO DI UNA STRADA PROVINCIALE

Leggo sul giornale Il Fatto quotidiano on line che, a causa di una frana la Città Metropolitana di Torino  ha disposto la chiusura della strada provinciale Di Giaglione, non avendo le risorse per l’effettuazione dei lavori. 
Essendo un dipendente provinciale, ho provato a chiedere alla strada provinciale che cosa provasse, e ho ricevuto la seguente appassionata lettera, che  considero anche un grande atto d’amore.

Forse la mia storia non interessa a nessuno,  ora che mi hanno chiuso, spero non per sempre, però.
E pensare che andavo orgogliosa per il traffico, per le grida dei bambini nei centri abitati, per quell'allegro vocio che mi ha sempre ricompensato per le dure fatiche di essere aperta ad accogliere tutti, al freddo e al caldo, nella salute e nella malattia, per garantire la colleganza fra l’Italia e la Francia. 
Mi avevano anche dato un nome, “strada provinciale di Giaglione”, e me ne andavo orgogliosa, sebbene ogni tanto dovessero darmi una ritoccatina, ma d’altra parte, giunte a una certa età, prima o poi il lifting è necessario.
“Ti facciamo più bella” mi dicevano affettuosamente i cantonieri, gli Ingegneri, gli operai e tutti quelli che credevano in me. 
Qualcuno, non molto elegantemente, una volta mi ha chiesto l’età, e io per pudore non gli ho risposto, perchè è un’imprudenza porre una simile domanda a una signora, perché ho antiche origini, che risalgono addirittura al lontano Seicento, quando fu deciso, da governanti saggi, di dar vita a una strada nella Valle di Susa che collegasse il Moncenisio alla Francia. 
Lo ribadisco, non si chiede l’età ad una signora, perché io sono una signora, anzi forse debbo dire, con le lacrime agli occhi, che lo ero.
Oggi, infatti, mi hanno  dato un grande dolore: mi hanno chiuso: in tanti anni di onorato servizio non era mai successo per un periodo così lungo.
Ma, dico io, era proprio necessaria una misura del genere? 
È bastata una pioggia,  una semplice frana ha fatto precipitare dei massi enormi che si sono riversati sul mio corpo, provocandomi anche un certo solletico: fino allo scorso anno cose del genere accadevano non raramente, ma l’Amministrazione Provinciale interveniva tempestivamente, e la mia vita continuava felice, come se niente fosse.
Io non ci ho capito molto, sta di fatto che deve essere accaduto qualcosa di molto strano, che non ho ben  compreso, forse perché non ho fatto studi giuridici e sociali, avendo frequentato solo istituti tecnici per geometri e studi d’ingegneria: insomma, per farla breve,  non hanno più soldi per farmi una delle solite ritoccatine di cui andavo orgogliosa. 
Mi dicono che la Provincia non esiste più, sembra che abbiano cambiato nome e forse anche altre cose: sta di fatto che, con buona pace di tutti, è stato deciso, e chissà ancora per quanto tempo, di chiudermi la bocca. 
“Per il momento la strada provinciale Di Giaglione rimane chiusa per la presenza di una frana “: che cosa diranno gli automobilisti, gli innamorati, i bambini, ora che non possono più attraversarmi? 
Forse, data l’età, desiderano mettermi una badante, una di quelle strade moderne dove tutti sfrecciano come pazzi, dimenticando però quei valori che sono stati da sempre la base per il mio successo.
Forse è meglio che non ci pensi a certe cose, altrimenti mi viene la depressione.
Sono fiduciosa nella riapertura: gli esseri umani non avrebbero mai dovuto farmi uno scherzo del genere.
La lettera finisce qui: chissà se la strada è stata rimessa a posto!
Anche io sono solidale con la strada provinciale in questione: che tristezza!
Ma c’è una cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.


Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

domenica 19 aprile 2015

L’EVANESCENZA DELLE AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI

Ieri, alle ore 16.30, ho avuto l’opportunità di partecipare ad una sessione di laurea di un Corso Giuridico della Facoltà di Giurisprudenza. 
Ad un certo punto un candidato, nel discutere la sua tesi sulla figura del Consulente Automobilistico, ha menzionato le Amministrazioni Provinciali: allora ho chiamato mia figlia, e le ho sussurrato: “Guarda, ascolta bene, si parla delle Amministrazioni Provinciali “ e ho aggiunto “si parla di me”. 
“Vedi, le Province sono importanti, nonostante tutto”: ma la mia gioia è durata poco, molto poco, perché il tale, dopo aver aggiunto la virgola alle Amministrazioni Provinciali, si è sfogato dicendo, spietatamente, “che in questo momento sono evanescenti”. 
In quel momento avrei desiderato alzarmi in piedi, e intervenire protestando, ma ho subito compreso che non era il caso di interrompere una pubblica manifestazione, quale è quella dell’esame di Laurea, e allora ho deciso che avrei rivolto la domanda di una tale situazione al candidato, non appena fosse stato possibile. 
Ho atteso pazientemente il mio turno, e ho allora chiesto al candidato la ragione delle Province evanescenti. 
Lui mi ha risposto, soffermandosi sul difficile momento storico, senza risorse e allo sbando , nel quale le Province sono sprofondate. 
Debbo però dire che la battuta del candidato corrisponde alla cruda verità: le Amministrazioni provinciali sono evanescenti, almeno in questa fase, caratterizzata da confusione ed incertezza. 
Un noto dizionario della lingua italiana dice che con il termine evanescente s’intende  il soggetto sempre meno individuabile, che si dilegua a poco a poco in modo tenue ed impercettibile o addirittura inconsistente. 
La situazione diventa particolarmente penosa se si esamina il significato di evanescenza, che corrisponde alla progressiva attenuazione, alla tendenza a divenire indistinto e inafferrabile, alla graduale perdita di consistenza visiva e sonora di qualcosa. 
Ed è esattamente quanto sta accadendo, nella realtà, perché a poco a poco la Provincia che abbiamo conosciuto sta cadendo a pezzi, è prossima alla scomparsa e, come è stato anticipato da una nota trasmissione televisiva, qualcuno ha pensato bene di  asciugarla, facendole mancare la linfa vitale. 
La Provincia sta scomparendo, e forse noi non ce ne rendiamo conto abbastanza, proprio a seguito della sorpresa. 
Ma c’è una cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.

Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

giovedì 16 aprile 2015

LA RISERVA INDIANA

Sono molte le sensazioni che ho provato alla Manifestazione Nazionale dell’11 aprile 2015 a piazza Santi Apostoli a Roma, alla quale hanno partecipato circa cinquemila dipendenti provinciali, provenienti da terre e contrade di tutto il Paese, ad eccezione delle Province di Trento e di Bolzano, che rimangono anche nella Costituzione, almeno per adesso.
Che cosa posso dire? Con l’incoscienza della persona preoccupata della propria Dignità e del Territorio che rappresenta, posso dire che è stato un incontro importante per noi e per il Paese, che ha una nuova fotografia della propria Storia.
Tuttavia, l’impressione che ho della manifestazione è che i dipendenti provinciali sono stati confinanti in una sorta di Riserva Indiana, con il massimo rispetto per gli Indiani, naturalmente. Alla manifestazione non vi erano politici, giornalisti di fama, persone importanti che avrebbero potuto esprimere la loro solidarietà a questo Esercito degli Invisibili, a questi Parassiti, a questi Fannulloni, che meriterebbero il licenziamento e altre amenità di questo genere, ad eccezione dei Dirigenti Sindacali e di quel tale con la penna in mano e il volto sofferente. Questo splendido isolamento denota l’emarginazione della questione da parte della  Politica, per la quale il problema non esiste neppure, in quanto effettivamente i Dipendenti Provinciali sono da qualche anno dei cittadini di serie B, contro di loro si può dire qualsiasi insulto.
Tuttavia, la Riserva Indiana creata ha un vantaggio enorme, quello della lingua.
In qualsiasi Provincia Italiana, infatti, a chi ci chiede che cosa succeda, ciascun Dipendente Provinciale vi risponderà alla stesso modo, con le medesime parole, esprimendo la medesima preoccupazione, magari con accenti diversi, con parole colorite diverse, ma la sostanza non cambia.
La Politica non si è accorta della Riserva Indiana di recente istituzione, chissà se Qualcuno della Società Civile riuscirà a captare qualcosa.
Secondo me, è una illusione la mia.
Comunque, posso sempre sbagliarmi.

                       Massimo Cortese

domenica 12 aprile 2015

UN MONDO DA SALVARE

Trovandoci in prossimità delle elezioni regionali del 31 maggio, è d’obbligo parlare di questa importante Istituzione, ma non nella direzione naturale.
Ebbene, recentemente, un ex presidente della mia regione, all'intervistatore che gli chiedeva che cosa desiderasse per i suoi nipoti,  diceva: “ Ormai sono nonno da dodici anni. 
Per i miei nipoti desidero un Paese con le opportunità e i diritti che io e le altre persone della mia generazione abbiamo incontrato”. 
Sono perfettamente d’accordo con lui, ma a me pare che le cose vadano in una direzione diversa. 
Penso allora a quella puntata di Tg 2 Dossier su una parte d’Italia scomparsa, o alla trasmissione “L’Italia del nostro scontento”, di cui parlo, anche se non ho qui con me il libro, nell’Ultimo Natale delle Province”, mentre mi viene in mente un personaggio dei fumetti degli Anni Settanta, tale Superciuk, che rubava ai poveri per dare ai ricchi. 
Vi prego, non facciamo nessuna allusione. 
E mi viene in mente quella canzone degli anni Settanta, in cui si diceva, “questa è casa mia, qui comando io”: io comprendo tutto, ma la Politica non può abbandonare i cittadini, spingerli alla miseria, perché da questa situazione scaturiranno solo illegalità e disvalori. La prova generale del Progetto, secondo me, è iniziata in modo quasi impercettibile, attaccando le Province, l’Ente più debole, in una grandissima operazione di bullismo politico. 
Oggi noi dipendenti ci troviamo messi male, ma dove sono andati quei politici, quei sociologi, quelle persone che hanno difeso il nostro Ente, perché qualcuno è ancora presente: verranno a Roma? O forse qualcuno penserà che, in fondo, si tratta di un manipolo di dipendenti provinciali, invece la Posta in gioco è molto alta.
Ma  c’è una  cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.


Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

mercoledì 8 aprile 2015

LA BESTIA DA CONCORSO



Ancona 31 ottobre 1988: al mattino sono andato a deporre dei fiori sulla tomba di mio padre, morto il 30 maggio dello stesso anno, giorno del suo e del mio compleanno. 
Mi trovo a casa di mia sorella, presso la quale ricevo la telefonata di mia madre. 
Mi informa che ha ricevuto una raccomandata della Provincia di Ancona, che mi notifica un concorso per il 22 novembre, alle ore 9.00. 
Informo la mamma che sapevo benissimo di avere il concorso della Provincia alle ore 14.30 per il posto di Segretario dell’istituto Nautico, non capisco cosa sia questa convocazione per le ore 9.00: peraltro, mia madre sostiene che la convocazione riguarda qualcos’altro.
Mi precipito a casa: mia madre ha ragione: la Provincia ha deciso di fare due concorsi il 22 novembre 1988: alle 9.00 si terrà la prova scritta per il posto di Istruttore direttivo presso l’Ufficio Caccia e Pesca, mentre alle ore 14.30 è prevista l’esame orale per il Segretario dell’Istituto Nautico. 
Essendo alla ricerca di un lavoro, e trovandomi pertanto nella condizione di disperato, molto simile all’attuale, decido che sosterrò i due concorsi nel giorno 22 novembre 1988. 
Alla prova scritta il tema è sulla legislazione delegata delle Province, problema attualissimo, in quanto dal ginepraio sul futuro della legislazione delegata dalle Regioni deriva il caos sui ventimila esuberi. 
Insomma, sembra che il mio concorso avesse una sorta di oscuro presagio nei confronti del futuro lavorativo mio e degli altri dipendenti provinciali. 
Sono preparatissimo sull’argomento, ricordo di aver presentato alla Commissione un unico  scritto di ben undici pagine, più che un trattato deve essersi trattato di uno sfogo, condizione per molti versi analoga ai miei scritti di questi giorni.
Dopo la consegna dell’elaborato, chiedo alla Commissione di poter mangiare un boccone, visto che al pomeriggio dovrò affrontare il concorso per il posto di segretario dell’Istituto Nautico. 
Nell’accordarmi il permesso per mangiare qualche biscotto, ad uno dei Componenti della Commissione scappa la seguente battuta, che può sembrare irritante e cordiale allo stesso tempo:
Ma lei è proprio una bestia da concorso”.
Il Commissario ha ragione, in effetti ero proprio disperato, lo sono anche adesso.
Ma  c’è una  cosa che possiamo fare: a costo di qualche sacrificio, dobbiamo mobilitarci e partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 11 aprile a Roma a piazza Santi Apostoli. 
Ma di questo parlerò la prossima volta.

Massimo Cortese- Dipendente Provincia di Ancona

lunedì 23 marzo 2015

TUTTI A SCUOLA CON IL PEDIBUS



Nell’attuale Società, caratterizzata dalla fretta, per ogni bimbo che si reca a scuola una delle prime esigenze è quella di consentire che il trasporto avvenga in tutta sicurezza, senza andare incontro ad incidenti e ai pericoli di varia natura. Per questa ragione, uno dei mezzi di trasporto di nuova generazione che si va affermando alla grande, è il PEDIBUS, che è il frutto di un’idea semplice e convincente: in breve, si tratta, più che di un ricorso ad una forma di energia pulita, ad un modello educativo che sta conquistando grandi e piccini, perché si basa sull’estensione del concetto di solidarietà. Letteralmente, il PEDIBUS è un vero e proprio Scuolabus, con la piccola differenza che questa volta il motore è mosso non da una macchina, ma dal desiderio di mettere al centro della vicenda l’azione dei Genitori  o dei Nonni. Allora, prima di dire che cos’è questa nuova forma di trasporto, cominciamo con l’indicazione di quel che serve a creare il PEDIBUS: bastano due genitori, due nonni, all’occorrenza due persone adulte, che debbono trovarsi all’inizio ed al termine di una cordata costituita dai ragazzi che si recano a scuola: in questo modo, il serpentone umano che si materializza è già un successo, non vi alcun dubbio sul fatto  che i ragazzi raggiungeranno le rispettive classi utilizzando un tragitto certificato dai vigili urbani. L’idea che sta dietro all’iniziativa è semplice: un paio di genitori portano a scuola i propri figli e i loro coetanei, offrendo il loro impegno alle altre famiglie coinvolte nel progetto. Sembrerebbe un’iniziativa quasi insignificante, invece porta con sé altri elementi vincenti:  le famiglie possono stare tranquille, nei ragazzini la novità rafforza l’autostima anche nei più timidi, mentre la solidarietà e l’attenzione per l’altro approdano finalmente in una società dove la solitudine e l’abbandono sembravano essere indistruttibili. La cordata umana del PEDIBUS, oltre a costituire una vera e propria staffetta di persone che desiderano mettersi insieme per raggiungere la scuola, offre l’immagine di una Società più forte, svincolata dal cronico reperimento delle risorse economiche, perché la prima risorsa è il bene dei propri figli. Il raggiungimento di una metà è sempre qualcosa di grande, e ne beneficia anche il rispetto della legalità e delle regole che per i piccoli camminatori comincia fin da piccoli. A proposito di legalità, ma piace ricordare un episodio che la dice lunga sul fatto che, come diceva il titolo di un vecchio film, “i bambini ci guardano”. Durante un viaggio, i piccoli hanno constatato che alcune automobili occupavano il marciapiede: allora, senza pensarci troppo,  un  bambino ha  strappato un foglietto dal suo diario e ha redatto un verbale di accertamento della violazione al Codice della strada nei confronti degli automobilisti indisciplinati . In questo caso, si è trattato di una Multa morale che, sebbene priva di qualsiasi valenza giuridica, ha avuto un immenso valore, perché quel bambino, di fronte ad una forma di illegalità, rappresentata dal parcheggio abusivo,  senza mezzi termini si è schierato dalla parte della Legge.
Voi direte: ma è un bambino; ebbene, se fin dalla più tenera età si è educati al rispetto delle regole, l’Italia di domani nasce già sotto una buona stella.
La mia sarà un’illusione, ma è bello crederci.

Massimo Cortese

domenica 1 marzo 2015

I dipendenti provinciali anconetani come da tutte le Marche a Firenze

Il 25 febbraio 2015 alcuni dipendenti provinciali marchigiani hanno partecipato all’incontro dei Sindacati CGIL, CISL e UIL sulla situazione dei Lavoratori delle Province e delle Città Metropolitane, che si è svolto a Firenze, nella sede di Palazzo Medici Riccardi.
L’incontro, al quale hanno partecipato le rappresentanze delle RSU, ha assunto subito toni drammatici, a cominciare dalla testimonianza di una dipendente della Provincia di Vibo Valentia, che ha detto che i lavoratori non percepiscono lo stipendio da 4 mesi, oltre a quelle dei precari che hanno perduto il proprio posto di lavoro. Tutti i dipendenti hanno ricordato che la situazione sta esplodendo, in quanto, se non verranno assunti dei provvedimenti dal Governo centrale e dalle Regioni entro tempi brevi, ciascuna Amministrazione non sarà in grado di pagare i lavoratori e di garantire i servizi. Sono intervenuti i Segretari della Funzione Pubblica della CISL Daniela Volpato, della CGIL Federico Bozzanca e della UIL Giovanni Torluccio che, nell’illustrare lo stato dell’arte, hanno ribadito lo stato di Agitazione dei Dipendenti provinciali, giunti ormai ad uno stato di Agonia, Rabbia e Disperazione di cui la Classe Politica non sembra rendersi conto. Prima della conclusione, l’Assemblea ha approvato all’unanimità il seguente Ordine del giorno:

L’Assemblea Nazionale dei Lavoratori e delle Lavoratrici delle Province e delle Città Metropolitane dà mandato alle Segreterie Nazionali di indire lo stato di agitazione di tutto il Personale delle Province e delle Città Metropolitane e di organizzare e coordinare tutte le iniziative territoriali e regionali, a partire da Presidi ed Occupazioni, nonché una grande iniziativa nazionale, con l’obiettivo di:

1) Avere garanzia del mantenimento dei servizi e dei livelli occupazionali, 2) salvaguardare e stabilizzare i Lavoratori precari; 3) ottenere leggi regionali di riordino che rispondano alle esigenze del territorio; 4) aprire confronti su tutti i livelli per il Governo del processo (condiviso con i Sindacati)che governino il 5) invertire le politiche di tagli lineari che hanno condannato il sistema delle Autonomie locali. I lavori si sono conclusi alle ore 14.00. Si è trattato di un incontro molto importante, caratterizzato da tanta passione.

Massimo Cortese - Dipendente Provincia di Ancona

domenica 8 febbraio 2015

DIARIO DI UN MAESTRO: UN ECCEZIONALE FILM-TESTIMONIANZA SULL’EDUCAZIONE.



In questi giorni, nei pomeriggi di sabato e domenica, sul canale RAI STORIA vengono trasmesse le quattro puntate di “Diario di un maestro”, un eccezionale film – documento sulla necessità della scuola in una realtà difficile. 
Quando lo vidi per la prima volta nel 1973, non avevo ancora compiuto dodici anni, ma apprezzai quel film fresco, attuale, inconsueto per l’epoca. 
Ricordo ancora una sequenza, credo si trattasse della quarta puntata, che andrà in onda nel primo pomeriggio di sabato prossimo 14 febbraio 2015, relativa ad una riunione del maestro con i suoi colleghi, che gioca con dei bottoni a causa del nervosismo. 
Quel film ci parla di un insegnante, mandato in una quinta elementare di una scuola con ragazzi che non vuole nessuno, che invece decide, a dispetto di tutte le convenienze, che invece deve recuperare tutti e fare scuola. In breve, è una testimonianza sul fatto che tutti debbono avere una opportunità per affrancarsi dal degrado. 
Quel film è ancora molto attuale, benché le cose siano cambiate, ma lo sarà sempre, perché la scuola è necessaria, soprattutto quando viene detta la solita frase “Qui, non c’è più niente da fare”.
Diario di un maestro è, sostanzialmente, un film sulla speranza.

A risentirci
Massimo Cortese

venerdì 6 febbraio 2015

IL LAMENTO DI UNA STRADA PROVINCIALE

Forse la mia storia non interessa a nessuno, ora che mi hanno chiuso, spero non per sempre, però.
E pensare che andavo orgogliosa per il traffico, per le grida dei bambini nei centri abitati, per quell’allegro vocio che mi ha sempre ricompensato per le dure fatiche di essere aperta ad accogliere tutti, al freddo e al caldo, nella salute e nella malattia, per garantire la colleganza fra l’Italia e la Francia. 
Mi avevano anche dato un nome, “strada provinciale di Giaglione”, e me ne andavo orgogliosa, sebbene ogni tanto dovevano darmi una ritoccatina, ma d’altra parte, giunte a una certa età, prima o poi il lifting è necessario.
“Ti facciamo più bella” mi dicevano affettuosamente i cantonieri, gli Ingegneri, gli operai e tutti quelli che credevano in me. 
Qualcuno, non molto elegantemente, una volta mi ha chiesto l’età, e io per pudore non gli ho risposto, perchè è un’imprudenza porre una simile domanda a una signora, perché ho antiche origini, che risalgono addirittura al lontano Seicento, quando fu deciso, da governanti saggi, di dar vita a una strada nella Valle di Susa che collegasse il Moncenisio alla Francia. 
Lo ribadisco, non si chiede l’età ad una signora, perché io sono una signora, anzi forse debbo dire, con le lacrime agli occhi, che lo ero.
Oggi, infatti, mi hanno  dato un grande dolore: mi hanno chiuso.
In tanti anni di onorato servizio non era mai successo per un periodo così lungo.
Ma, dico io, era proprio necessaria una misura del genere? 
È bastata una pioggia,  una semplice frana ha fatto precipitare dei massi enormi che si sono riversati sul mio corpo, provocandomi anche un certo solletico: fino allo scorso anno cose del genere accadevano non raramente, ma l’Amministrazione Provinciale interveniva tempestivamente, e la mia vita continuava felice, come se niente fosse.
Io non ci ho capito molto, sta di fatto che deve essere accaduto qualcosa di molto strano, che non ho ben  compreso, forse perché non ho fatto studi giuridici e sociali, avendo frequentato solo istituti tecnici per geometri e studi d’ingegneria: insomma, per farla breve, non hanno più soldi per farmi una delle solite ritoccatine di cui andavo orgogliosa. 
Mi dicono che la Provincia non esiste più, sembra che abbiano cambiato nome e forse anche altre cose: sta di fatto che, con buona pace di tutti, è stato deciso, e chissà ancora per quanto tempo, di chiudermi la bocca. 
“Per il momento la strada provinciale Di Giaglione rimane chiusa per la presenza di una frana “: che cosa diranno gli automobilisti, gli innamorati, i bambini, ora che non possono più attraversarmi? 
Forse, data l’età, desiderano mettermi una badante, una di quelle strade moderne dove tutti sfrecciano come pazzi, dimenticando però quei valori che sono stati da sempre la base per il mio successo.
Forse è meglio che non ci pensi a certe cose, altrimenti mi viene la depressione.
Sono fiduciosa nella riapertura: gli esseri umani non avrebbero mai dovuto farmi uno scherzo del genere.


Massimo Cortese