giovedì 23 agosto 2012



In tempi ormai lontani, allorchè venne chiesto ad un Ingegnere Svizzero quale opinione egli avesse sugli Italiani, questa fu la sua sorprendente risposta:
Il popolo italiano è costituito da grandi lavoratori, però ha un difetto: prima fanno e poi pensano.

In certe occasioni, sono portato a credere che l’Ingegnere potrebbe avere ragione: ma procediamo con calma.

MASSIMO CORTESE



QUANDO LA NEVE FA PENSARE
Contributo sul ruolo delle Province








Febbraio 2012


NEVICA

Nevica incessantemente dal pomeriggio di ieri, quando, nella tormenta, ho pensato seriamente di essere giunto al capolinea. Per fortuna, comunque, mi sono trascinato fino a casa, e per questa volta, mi sono ripromesso che  la riflessione sull’abolizione delle Province, devo scriverla quanto prima.
Ma torniamo alla neve.
In strada non c’è nessuno, non si vede lo spazzaneve, di mezzi pubblici neanche a parlarne. Oggi è sabato, ed anche le automobili non fanno la loro comparsa sulla strada innevata.
E se mi dovesse prendere un accidente, magari una semplice caduta, chi mi ripesca più? Posso morire assiderato con una certa facilità, la possibilità di non scrivere quanto avevo promesso è quanto meno reale.
Scommetto che le strade del Centro son state liberate, ma qui nella frazione non si vede nessuno, neppure le automobili dei mezzi di soccorso che almeno ti danno l’impressione di non essere lasciato solo.
Ma perché non passa lo Spazzaneve?
C’è un problema: manca il contatto tra la Centrale Operativa, che coordina i soccorsi, e che dovrebbe inviare lo Spazzaneve, e la Frazione dove mi trovo, in balia di un vento malandrino che fa Uh Uh ! e di uno spettacolo desolante che è quello che ci viene offerto da questo tempaccio della malora.
Ecco, ho avuto un’illuminazione. Solamente ora ho compreso la ragione per la quale vogliono sopprimere, o trasformare, o rivedere, o cambiare i connotati, al ruolo delle Province che, dopo centocinquanta anni di onorato servizio, e forse anche di più di centocinquanta anni, dovrebbero essere mandate a casa.
Il problema è politico: come nel caso dello Spazzaneve, il Centro non comprende più la Periferia, ma questo avviene perché ormai i rapporti fra queste due Entità Territoriali, che dovrebbero dialogare tra loro, tendono a scomparire.
Si spiega allora perché la Politica, quando si trova al Centro, spinge per l’abolizione delle Province, mentre, una volta radicata in Periferia, l’opinione è automaticamente invertita. Eppure il Centro e la Periferia dovrebbero parlare una sola lingua, ma non è così:  siamo allora in presenza di una Situazione Paradossale, che potremmo definire Schizofrenica o, con un termine più dolce, a Corrente Alternata. Una Politica che non riesce a comprendere questo iato è destinata ad esplodere, anzi è già esplosa, in quanto non riesce a produrre niente di buono: non a caso, in questo momento storico la Politica è Commissariata.
Ma se il Centro non conosce le esigenze della Periferia, i suoi problemi, le sue rivendicazioni, le sue risorse, ma identifica in esse solo una sorta di oneri, di occasioni di spreco, le cose sono due: o ha ragione il Centro o la Periferia. Se il Centro è commissariato, per far vedere chi comanda, è lo stesso Centro che, anziché leccarsi le ferite ed elaborare una strategia di riscatto, vuole commissariare le Province, ridimensionarle, perché ormai l’unica possibilità per restituire colore e credibilità alla Politica è di ascoltare quell’Italia sana, tipica della Periferia. Si vuole ridimensionare l’Italia periferica, perché questa è una minaccia alle rendite di posizione del Centro, ormai  incapace di rifarsi un look: preferisce rovinare il vestito di chi lo ha sempre indossato alla grande, anche se questo gioco al massacro non darà buoni frutti, ma tanta, troppa demagogia. In poche parole, c’è un continuo attacco da parte del Centro alla buona politica delle Amministrazioni locali: si è cominciato con le Comunità Montane, hanno tentato di chiudere i Comuni più piccoli, come se i cittadini di queste Comunità dovessero vergognare di esistere, e adesso si desidera svuotare il ruolo delle Province, in quanto queste le Amministrazioni più deboli.
Questo disegno è un atto di bullismo politico.
E’ triste ammetterlo per uno che ha sempre creduto nello Stato, nella credibilità delle Istituzioni, nel rapporto tra Cittadino e Istituzioni, ma le cose stanno in questo modo. Con l’abolizione delle Province non in modo uniforme, ma a cascata, con le prime sei Amministrazioni Provinciali, dove non  si voterà più a maggio, con la negazione del diritto all’elettorato attivo per una fetta della popolazione, che è una delle espressioni più importanti dell’uguaglianza giustamente decantata nella nostra Costituzione, quelle persone varranno di meno rispetto agli altri concittadini dello Stivale. Vedete: questa è una legge razziale, nel senso che la stessa soluzione non si ha per tutti, e i cittadini delle Amministrazioni in scadenza diventeranno delle cavie: sulla carta, avremmo delle Province di serie A e delle Province di Serie B.
Così come ci sono le strade dove è passato lo Spazzaneve e quelle dove la gente lo attende.
   

SOLITUDINE


Non sono pentito di essermi messo in strada, ma ho la vaga sensazione di essere solo con la neve, in questo 11 febbraio 2012: si sente solo qualche cane abbaiare e qualche gallo che canta, come se qualcuno ci stesse per tradire. Tra queste case di campagna, i galli abbondano nei pollai, e il loro verso mi ha sempre fatto ridere. Qualche automobile coperta di neve si comincia a vedere, ed anche qualche persona intenta a spalare l’accesso alla propria abitazione. Saluto tutti, ma a un certo punto del mio cammino vedo una signora fermare un automobile dei Vigili del Fuoco: la donna si lamenta, e fa bene, del fatto che in  via Monte San Vicino non è passato nessuno, almeno uno spazzaneve farebbe comodo… Il vigile prende nota della lamentela, od almeno fa la parte, probabilmente le dice che avviserà la centrale operativa: ma, penso, anche se lo facesse, la segnalazione della signora sarà presa in considerazione, o andrà a finire nel naturale dimenticatoio ?
Tornando alle nostre province, La Classe Politica del Centro ascolterà le lagnanze della Periferia? Non credo, sembra almeno che la Camera dei Deputati abbia rigettato un emendamento che consentiva di prorogare i poteri delle Amministrazioni in scadenza. Se ormai l’ultima spiaggia è offerta dal ricorso al Giudice, segnale inequivocabile di quell’impotenza ed incapacità ella Politica di elaborare soluzioni, questo Paese avrà dei danni pesanti: dobbiamo impedirlo? La nostra Classe Politica del Centro è consapevole, in questo tempo innevato, del fatto che molte strade sono provinciali e che a questo Ente devono fare capo? E i loro figli e nipoti frequentano le scuole superiori, e allora sanno che gli istituti scolastico sono di proprietà delle Province? E se i loro figli cercano un lavoro, i nostri politici sanno che gli uffici di collocamento del lavoro sono nella competenza delle Province? Potrei allungare il brodo, con i discorsi sull’ambiente, sui finanziamenti comunitari, ma finirei per annoiare il lettore: queste competenze qualcuno dovrà gestirle, a meno che si voglia creare ulteriore confusione.
In definitiva, ci potrebbero essere molte altre ragioni sull’importanza della Provincia, un sistema napoleonico su cui è basato il nostro Stato: la memoria, una ottimale gestione delle risorse, come è testimoniato dall’esistenza delle Prefetture, a meno che qualcuno cominci a dire che anche questa Istituzione andrebbe eliminata. Ci rendiamo conto che se eliminiamo questi Enti andiamo verso nuovi enormi problemi, con altrettanti sprechi di denaro, in un momento in cui tutto farebbe pensare al contrario? Un’altra prova dell’ipocrisia della politica del Centro è la strumentalizzazione che è stata fatta dell’Ente Provincia: in anni recenti ne sono state create troppe ed oggi, forse per un tardivo senso di colpa, si vuole dare un colpo di spugna a tutto, buttando via il bambino con l’acqua sporca. E per quei soldi gettati al vento, qualcuno risponderà, o torniamo a parlar male delle Province, salvo poi presentarsi alle elezioni?
Mi rivolgo a voi, Signori del Governo: prima che sia troppo tardi, pensiamoci su, si faccia una riforma organica, rapida e funzionale dell’Istituzione Provincia: domani potrebbe essere troppo tardi.

CONCLUSIONE

Ho inteso dare un contributo al dibattito sul ruolo delle Province. Chiedo scusa a coloro che dovessero essersi risentiti dall’aver usato parole forti, ma la posta in gioco è troppo alta, ed io amo profondamente questo Stato.
Il mio viaggio si è concluso, sia pure con qualche problema simile a quelli incontrati da milioni di altri concittadini in questi giorni inondati dalla neve.
Sperando che il tempo migliori, nell’augurarmi che si possa tornare quanto prima ad una vita normale, c’è bisogno di un generale ripensamento su molte cose: ma, per favore, prima pensiamoci bene su quello che facciamo e poi si agisca, senza ripiombare nel caos: i problemi possono nascere da soluzioni sbagliate, ma anche dal non aver approntato soluzione alcuna.
Questo breve scritto è stato composto sabato 11 febbraio 2012, nel bel mezzo di una nevicata durata per tanti giorni. Ve lo ripropongo in questo caldo agosto.
A risentirci
Massimo Cortese

martedì 7 agosto 2012

AL PUBBLICO DIPENDENTE CI PENSA NESSUNO?


Ai tempi attuali, la scarsa reputazione di cui gode l’intero settore del pubblico impiego è ormai cosa nota, anche per effetto della continua iniezione di ingiustificati risentimenti verso i pubblici dipendenti, spesso ritenuti la causa di tanta parte delle nostre disgrazie economiche. Debbo invece constatare come, in questo nostro amato e bizzarro Paese, un dipendente pubblico che faccia normalmente il suo lavoro, al punto da morire assassinato nell’adempimento delle sue funzioni, non faccia più notizia, quasi fosse, il suo, un rischio naturale. Non ho letto un solo editoriale sulla sconvolgente morte della direttrice delle poste, a parte qualche quotidiano online locale: quella persona è scomparsa nel nulla: eppure avrà avuto dei figli, un marito, delle amiche. Io non accetto questo colpevole silenzio.
Per questa ragione, non commento la notizia: è certo, però, che un’ingiustizia come questa è un grido di dolore che non deve passare nel dimenticatoio in un Paese civile.

A risentirci

Massimo Cortese