giovedì 1 agosto 2013

LA DIMENSIONE DEL TEMPO – American Graffiti



Ieri sera ho rivisto un film dei primi Anni Settanta, American Graffiti: è la storia di alcuni ragazzi della Provincia Americana di fine Anni Cinquanta, che vivono la loro vita spensierata e in libertà, forse per la prima volta. Quel film ha dato vita a tutta una serie di rivisitazioni dell’epoca in chiave nostalgica, a cominciare dalla fortunata serie di Happy Days, assai gettonata ancora oggi. Stranamente, la cinematografia aveva cominciato ad occuparsi dei giovani, intesa come classe autonoma, con il drammatico Gioventù Bruciata, proprio negli Anni Cinquanta, che sicuramente ha anticipato il disagio giovanile, che sarebbe poi esploso negli Anni Sessanta. Senza avere la pretesa di dar vita ad analisi impegnative, American Graffiti merita di essere considerato per due cose: la testimonianza di uno spaccato storico della società americana, ed il contesto in cui i fatti si svolgono. La prima impressione avuta quaranta anni fa, quando ho visto il film, con le bibite in lattina e le radio libere, che nel nostro Paese fanno la loro apparizione solamente negli Anni settanta, è stata quella di vivere in una società dove certe situazioni arrivavano non immediatamente, ma dopo alcune decine d’anni, un po’ come per la Televisione a colori. Tutto questo oggi non accade più, in seguito al fenomeno della Globalizzazione, che ha unificato la storia dell’Umanità, almeno in parte. Quindi, è mutata la dimensione del tempo, un bene per tanti versi, un pasticcio per tanti altri.

A risentirci

Massimo Cortese

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