mercoledì 6 gennaio 2016

RECENSIONE DEL FILM "QUO VADO?"

Il film è decisamente interessante, in quanto tocca varie corde, tanto che nel linguaggio comico che lo caratterizza, vengono inseriti dei messaggi forti che lo spettatore attento non si aspetterebbe e che denotano una intelligenza e una delicatezza che in genere sono inusuali per una pellicola del genere. 
Nel film si ride molto, non manca la satira, ogni personaggio viene ridicolizzato al punto giusto, ma le situazioni, se seguono la sorte dei protagonisti, vengono presentate in modo gustoso e crudo al tempo stesso. 
I protagonisti della storia sono sostanzialmente due : c’è Checco, trentottenne mammone ed amante della vita comoda, senza grosse responsabilità, e la Dirigente che cerca di fargli digerire una riforma che dovrebbe portare alle sue dimissioni dal posto di lavoro, in cambio di un’allettante buonuscita. 
Attorno a questi due personaggi ruotano tutti gli altri, spartiti ma non equamente tra coloro che fanno parte del vissuto di Checco e il Ministro, alle cui dipendenze lavora la Dirigente. 
Ed è proprio a contatto con la figura di Checco che si ride di più, con la religione del posto fisso, con i suoi colleghi, con la fidanzata, con la giovane ricercatrice, con la mamma, con le quaglie, con la bella ricercatrice, con l’orso, perché il nostro è comunque una persona vera: di rimbalzo ho trovato  molto bello l’accostamento tra lui e la Dirigente fredda, glaciale e quindi lontana. 
Il finale a sorpresa e decisamente surreale può essere letto da due distinti punti di vista: apparentemente Checco perde, dimettendosi, avendo raggiunto la maturità con  l’amore ricambiato della giovane ricercatrice, che lo renderà padre. 
In seconda battuta è la Dirigente ad uscire sconfitta dal confronto, che finirà col commuoversi a seguito di una delle consuete zingarate del nostro Checco. 
Ed un film comico che sa anche commuovere è un ottimo biglietto da visita.
Il film è godibile, con le sue scenografie, tutto mi sembra molto curato. 
Credo che la pellicola dovrebbe essere segnalata per qualche riconoscimento, per questa fotografia in modo garbato e giocoso della società italiana che spesso arranca.


Massimo Cortese

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